Rimborso tari

Tari

Prima di capire cosa si intende per rimborso Tari, occorre sapere che la Tari, la tassa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, è stata introdotta dalla Legge di Stabilità 2014, raggruppando la Tia, Tariffa di igiene ambientale, la Tarsu, Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e la Tares, Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi.

Insieme con l’Imu, Imposta Municipale Unica, e la Tasi, Tassa sui Servizi Indivisibili, la Tari rientra nella cosiddetta Iuc, Imposta Unica Comunale, una service tax basata su due presupposti impositivi, da un lato il possesso di immobili, dall’altro l’utilizzo di specifici servizi comunali.

Mentre l’Imu e la Tasi sono escluse dalle abitazioni principali a meno che non appartengano alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, la Tari deve sempre essere corrisposta da chi possiede o detiene locali oppure aree scoperte dove si producono rifiuti.

Quando una casa è data in affitto, se il contratto di locazione è di durata inferiore ai sei mesi la Tari va pagata dal proprietario che comunque può addebitare un importo forfettario all’inquilino; se il contratto dura più di sei mesi, questa tassa è sempre a carico del locatario.

Nel caso di inquilino inadempiente, il Comune non può chiedere il pagamento della tassa al proprietario dell’immobile.

Tassa sui rifiuti

Ciò che viene incassato grazie alla Tari deve coprire totalmente i costi sostenuti per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

Le tariffe, stabilite dai singoli Consigli comunali, possono essere determinate seguendo il metodo normalizzato, come da D.P.R.

n.

158 del 1999, oppure in base al principio comunitario secondo cui ‘chi inquina paga’, previsto dall’art.

14 della direttiva n.

2008/98/CE.

In ogni caso la Legge di Bilancio 2018 permette, anche per quest’anno, di definire la tassa sui rifiuti in base a delle medie e non sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti.

Come si calcola la Tari? Questa tassa si compone di una quota fissa e di una quota variabile; come chiarito da una circolare del MEF, il Ministero dell'Economia e delle Finanze, per le utenze domestiche la parte fissa si ottiene moltiplicando la superficie dell’unità immobiliare, alloggio e relative pertinenze, per la tariffa indicata dal Comune in base al numero degli occupanti mentre la parte variabile è rappresentata da un importo che tiene conto esclusivamente del numero degli occupanti.

Importante sottolineare che questa tassa fa riferimento alla superficie calpestabile, ossia alla superficie totale dell’immobile esclusi i muri interni, quelli perimetrali e i pilastri; il criterio della superficie calpestabile vale anche per le aree scoperte senza tener conto di eventuali costruzioni presenti all’interno. Ma quando si può chiedere il rimborso Tari?

Rimborso tassa rifiuti

A prescindere dal rimborso Tari, relativamente all’ammontare di questa tassa, sono previste, in base alla Legge di Stabilità 2014, riduzioni obbligatorie e riduzioni facoltative.

A titolo esemplificativo, le prime riguardano, ad esempio, le zone in cui non viene effettuata la raccolta o la mancata erogazione del servizio per motivi imprevedibili o ragioni sindacali; le seconde si applicano ad abitazioni usate stagionalmente oppure occupate da una sola persona o da soggetti che per oltre sei mesi all’anno risiedono all’estero. Sono esenti dalla Tari anche gli spazi che non producono rifiuti, ad esempio le parti condominiali di uso comune come le scale di accesso e l’androne. Le scadenze per il pagamento della tassa spazzatura vengono determinate autonomamente dai singoli Comune; il versamento può essere fatto in un’unica soluzione o in due rate, una a titolo di acconto, l’altra per il saldo.

È possibile utilizzare il Modello F24, compilabile anche online, sezione Imu ed altri tributi locali, codice tributo 3944, oppure lo specifico bollettino di conto corrente postale che viene inviato al domicilio del contribuente.

Chiedere rimborso tari

Sempre più spesso si parla di rimborso Tari poiché negli ultimi anni sono stati commessi, da alcuni Comuni, degli errori nel calcolo di questa tassa; innanzi tutto l’applicazione, ritenuta illegittima dalla Corte di Cassazione, dell’Iva, pari al 10%.

I contribuenti che hanno indebitamente corrisposto questa imposta, possono fare domanda di restituzione di quanto versato, ma solo per la parte riferita alla Tia, Tariffa Igiene Ambientale, pagata negli ultimi due anni.

Alla richiesta devono essere allegate fatture, comunicazioni e ricevute che dimostrino chiaramente e inequivocabilmente il pagamento dell’Iva.

La domanda può essere presentata presso l’ufficio tributi del Comune oppure presso gli sportelli delle associazioni dei consumatori, ma il rimborso dipende, in ogni caso, dalla pronuncia a favore a seguito di causa collettiva.

Tari gonfiata

Alcuni Comuni, come, ad esempio, Milano, Genova, Ancona, Napoli e Catanzaro hanno illegittimamente applicato la quota variabile ad ogni pertinenza, aumentando, talvolta anche di molto, il valore complessivo della Tari dovuta.

In sostanza chi possiede, ad esempio, un appartamento, un box e una cantina potrebbe aver corrisposto tre volte la quota variabile che in realtà deve essere calcolata solo in base alla superficie totale dell’immobile. Prima di chiedere il rimborso Tari, occorre verificare con molta attenzione gli avvisi di pagamento ricevuti dal Comune in cui vengono indicate la superficie tassata, il numero degli occupanti, la quota fissa e la quota variabile; quest’ultima non deve comparire per le eventuali pertinenze, in caso contrario si può fare istanza al Comune o al soggetto gestore del servizio rifiuti per quanto pagato in più a partire dal 2014, anno di introduzione della tassa, entro il termine di 5 anni dal giorno del versamento.

La richiesta deve contenere tutti i dati necessari a identificare il contribuente, l’importo versato, l’importo per il quale si chiede il rimborso, i dati identificativi della pertinenza che è stata computata erroneamente nel calcolo della Tari.

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