Caldaie
Accensione riscaldamenti in zona E (Milano, Torino, Bologna)
Quando si accendono i riscaldamenti in zona E, per quante ore al giorno e con quali deroghe comunali: la guida pratica per Milano, Torino e Bologna.

Perché Milano, Torino e Bologna sono in zona climatica E
L'accensione dei riscaldamenti in Italia non segue un calendario unico, ma dipende dalla zona climatica in cui si trova il Comune di residenza. La classificazione nasce dal DPR 412 del 1993, poi aggiornato dal DPR 74 del 2013, e divide il territorio in sei fasce, dalla A alla F, in base ai gradi giorno. Questo indicatore somma, per tutti i giorni della stagione fredda, la differenza tra una temperatura interna di riferimento di 20 °C e la temperatura media esterna: più il valore è alto, più il clima locale è rigido e più ampio è il periodo in cui è consentito tenere acceso l'impianto. La zona E raggruppa i Comuni con gradi giorno compresi tra 2.101 e 3.000 ed è la più popolosa del Paese, perché comprende gran parte della Pianura Padana e dell'Appennino. Milano, Torino e Bologna rientrano qui, insieme a capoluoghi come Venezia, Verona, Brescia, Bergamo, Parma e Modena. Se abiti in una di queste città, quindi, le regole di accensione sono le stesse, anche se il clima tra una pianura nebbiosa e una collina appenninica può sembrare diverso: ciò che conta è il dato statistico attribuito al tuo Comune, che puoi verificare sulla tabella allegata al decreto o chiedendo all'ufficio tecnico comunale.
Dal 15 ottobre al 15 aprile: periodo, ore giornaliere e temperatura in casa
Nelle città della zona E l'accensione dei riscaldamenti è consentita dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore al giorno. Le 14 ore non devono essere consecutive: puoi distribuirle nelle fasce in cui la casa è davvero abitata, per esempio al mattino presto e dal tardo pomeriggio fino alla sera, lasciando l'impianto spento nelle ore centrali se gli ambienti restano vuoti. Il conteggio va fatto in modo corretto anche per gli impianti autonomi, perché la norma vale per tutti gli edifici, non solo per i condomini con centrale termica, anche se in pratica i controlli si concentrano su questi ultimi. Alle date e alle ore si aggiunge il limite di temperatura: negli ambienti residenziali la media ponderata non dovrebbe superare i 20 °C, con una tolleranza di 2 °C prevista dal decreto. Tenere i termosifoni al massimo per tutto il giorno, oltre a sforare le regole, incide subito sulla bolletta, perché ogni grado in più comporta un consumo di gas superiore. Un cronotermostato programmabile ti permette di rispettare le fasce orarie senza doverci pensare ogni giorno e di abbassare la temperatura di notte, quando le coperte fanno già la loro parte.
Deroghe dei sindaci e scelte dell'assemblea condominiale
Le date della zona E sono il riferimento, ma non sono rigide. I sindaci hanno la facoltà di intervenire con un'ordinanza quando le condizioni meteo lo giustificano: possono anticipare l'accensione in caso di freddo precoce, posticipare lo spegnimento se aprile si rivela gelido e concedere fino a 2 ore aggiuntive al giorno nelle giornate particolarmente rigide. Allo stesso tempo possono andare nella direzione opposta, cioè ridurre le ore o abbassare la temperatura massima per contenere lo smog, come accade con una certa frequenza a Milano, Torino e Bologna durante gli episodi di inquinamento invernale. Prima di accendere, quindi, conviene controllare il sito del tuo Comune, dove le ordinanze vengono pubblicate con qualche giorno di anticipo. Se vivi in un condominio con impianto centralizzato, la decisione sulla data effettiva spetta all'assemblea, che delibera a maggioranza entro i limiti di legge e dà le istruzioni all'amministratore e al manutentore. Nulla vieta di accendere qualche giorno dopo il 15 ottobre se il clima è ancora mite, con un risparmio che si vede sulle spese di gestione. Chi ha una caldaia autonoma ha più libertà nella gestione quotidiana, ma resta tenuto a rispettare periodo, ore e temperatura, con sanzioni che, secondo la normativa, possono arrivare a diverse centinaia di euro.
Come preparare la caldaia e i termosifoni prima del 15 ottobre
Arrivare al 15 ottobre con l'impianto già verificato evita i guasti tipici della prima accensione, quando i centri assistenza sono più affollati. Se la tua caldaia ha un libretto di impianto, controlla che il controllo dell'efficienza energetica e la manutenzione periodica siano in regola secondo la scadenza indicata dal costruttore e dalla normativa regionale; se non lo sono, fissa la visita del tecnico abilitato a settembre, così da avere il tempo di sostituire eventuali componenti usurati. Verifica anche la pressione sul manometro, che a impianto freddo dovrebbe trovarsi di norma intorno a 1 bar o poco più: se è scesa, ricarica il circuito con il rubinetto di riempimento seguendo le istruzioni del manuale. Passa poi ai termosifoni: apri le valvoline di sfiato con l'impianto spento e un contenitore sotto, finché non esce solo acqua, perché l'aria intrappolata lascia i radiatori freddi nella parte alta e fa lavorare la caldaia più del necessario. Se hai valvole termostatiche, impostale a un valore moderato nelle stanze meno usate e più alto in soggiorno e in bagno; se non le hai, valuta di installarle, dato che per i condomini centralizzati la contabilizzazione del calore è obbligatoria e nei singoli appartamenti aiutano a ripartire meglio le 14 ore consentite. Un impianto pulito e bilanciato scalda prima, consuma meno e ti consente di rispettare i limiti della zona E senza rinunciare al comfort.