Tutto ciò che c'è da sapere sulla cucina a scomparsa

Come è fatta una cucina a scomparsa

La cucina a scomparsa rappresenta la soluzione ideale per ottimizzare lo spazio in ambienti ridotti e soprattutto mimetizzarsi con il restante arredo “scomparendo” dietro ante di diverse tipologie, solitamente fissate ad una struttura monoblocco o componibile attraverso sistemi integrati formati da specifiche guide di scorrimento, invisibili binari e cerniere a libro.

Nonostante la compattezza, la cucina a scomparsa è dotata di tutti gli accessori essenziali presenti nelle cucine tradizionali come: il lavello e il pensile scolapiatti, il piano cottura con la cappa aspirante, il frigorifero e la dispensa, ma si presta molto bene anche ad essere personalizzata, in relazione a spazi disponibili ed esigenze effettive, sempre con un occhio di riguardo all’innovazione e al design.

Tra le ultime creazioni, s’inserisce il progetto BoxLife di Scavolini: una nuova collezione creata in collaborazione con lo Studio di Design Internazionale Rainlight insieme al direttore creativo Yorgo Lykouria, per adattarsi in maniera sempre più dinamica alle nuove esigenze abitative, ottimizzando spazi e mantenendosempre più l’ordine.

Perché scegliere questo tipo di cucina

La cucina a scomparsa solitamente viene scelta per motivi:

  • salvaspazio: rappresenta una soluzione pratica e funzionale per gli ambienti di metrature ridotte, come per esempio i monolocali.
     
  • Estetici: collocandola in ambienti open space è perfetta per chi non ama lasciare la cucina a vista, ma predilige mostrare un ambiente più lineare e ordinato possibile.
     
  • Visivi: essendo nascosta dietro le ante, è particolarmente amata da chi predilige vivere in ambienti puliti e liberi da ingombri visivi, dando invece priorità a complementi d’arredo di design.


In questo campo, ben si distingue Valcucine, che da decenni punta sull’innovazione delle cucine proponendo progettazioni sostenibili e di ultimissima generazione, puntando molto sull’organizzazione dei pensili che, all’occorrenza, possono essere nascosti, come per esempio avviene nella cucina Logica Celata (in foto).

Le varie tipologie di cucina a scomparsa

Esistono varie tipologie di cucina a scomparsa, personalizzabili nelle misure, nei colori e nei materiali.

Principalmente si possono distinguere in:

  • monoblocco (o mini-cucine): sono costituite generalmente da un unico blocco lineare di armadi a parete e possono essere a scomparsa, dietro la chiusura delle ante, oppure a vista.
     
  • Modulari: si adeguano alle misure che si hanno a disposizione, semplicemente aggiungendo moduli che solitamente possono essere da 45 cm o da 60 cm.

Tra le ultime innovazioni del design, s’inseriscono cucine che si nascondono all’interno dell’isola, attraverso meccanismi manuali o domotici, trasformandola in un piano multifunzione o tavolo da pranzo.
È il caso, per esempio, della cucina che appare in foto, caratterizzata da un grande monolite in Corian nero, con la duplice funzione di piano cottura e piano d’appoggio.

In quali ambienti si inserisce una cucina a scomparsa

La cucina a scomparsa è inseribile in vari ambienti, sia per motivi di spazio, ma anche come alternativa d’arredo originale.

Gli spazi in cui ben s’addice sono sicuramente:

  • i monolocali: essendo caratterizzati da metrature limitate, la cucina a scomparsa risulta compatta e versatile al punto giusto per ottimizzare lo spazio a disposizione.
     
  • Gli open space: in ambienti uniti in cui la cucina e la zona living dialogano tra loro è importante trovare la giusta armonia, magari proprio puntando sulle finiture della cucina a scomparsa che richiamano gli arredi del soggiorno.
     
  • I locali in stile minimal: essendo a scomparsa, la cucina s’intonerà perfettamente con la linearità del resto dell’arredamento, senza “appesantire” troppo la visuale.
Un esempio curioso di progettazione in uno spazio compreso tra i 2-3 metri è dato dalla cucina Tivalì di Dada/Molteni & c.: cucina integrata pensata da Dante Bonuccelli nel 2004 e antesignana del concetto “Everything in a Small Space”, dove è l’elemento scenografico a dominare.

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